Kazuo Ishiguro un po’ come noi con l’estate: “Non lasciarmi”

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copertina Non lasciarmi

Il Quaderno Viola oggi si svela con voi. Con il libro “Non lasciarmi” di Kazuo Ishiguro, scoprirete un nuova parte più riflessiva di Chiara, a cura della recensione e del commento.

E su di me cominciò ad aleggiare l’idea che molte delle cose che avevo sempre creduto di poter fare, pensando di avere tutto il tempo a mia disposizione, in realtà avrei dovuto farle in fretta, altrimenti le avrei perdute per sempre.

Kazuo Ishiguro in Non lasciarmi

Features del libro

TitoloNon lasciarmi
AutoreKazuo Ishiguro
GenereDistopico
Anno della prima pubblicazione2005
Numero di pagine291

Kathy, Tommy e Ruth vivono in un collegio, Hailsham, immerso nella campagna inglese. Non hanno genitori, ma non sono neppure orfani, e crescono insieme ai compagni, accuditi da un gruppo di tutori, che si occupano della loro educazione. Fin dalla piú tenera età nasce fra i tre bambini una grande amicizia. La loro vita, voluta e programmata da un’autorità superiore nascosta, sarà accompagnata dalla musica dei sentimenti, dall’intimità piú calda al distacco piú violento. Una delle responsabili del collegio, che i bambini chiamano semplicemente Madame, si comporta in modo strano con i piccoli. Anche gli altri tutori hanno talvolta reazioni eccessive quando i bambini pongono domande apparentemente semplici. Cosa ne sarà di loro in futuro? Che cosa significano le parole «donatore» e «assistente»? E perché i loro disegni e le loro poesie, raccolti da Madame in un luogo misterioso, sono cosí importanti?

Non lasciarmi è prima di tutto una grande storia d’amore. È anche un romanzo politico e visionario, dove viene messa in scena un’utopia a rovescio che non vorremmo mai vedere realizzata. È uno di quei rari libri che agiscono sul lettore come lenti d’ingrandimento: facendogli percepire in modo dolorosamente intenso la fragilità e la finitezza di qualunque vita.

quarta di copertina,
Ed. einaudi et

RUBRICHETTA “giudico il libro”

Non lasciarmi mi ha lasciato un po’ perplessa. Le premesse c’erano tutte: atmosfera nostalgica, un aura misteriosa particolarmente intrigante, il racconto sotto forma di flashback. Purtroppo però forse nella mia testa mi ero fatta un’idea sbagliata e quando ho finito di leggerlo sono rimasta un po’ delusa. 

Non posso dire che sia un brutto libro, anzi la premessa distopica è davvero molto interesssante, ma credo che non sia stata trattata in modo corretto, forse troppo superficialmente. Anche i personaggi li ho trovati un po’ scialbi, soprattutto Kathy, la protagonista. Ishiguro è però comunque riuscito a farmi entrare nella storia. Si viene a scoprire tutto a poco a poco, a mano a mano che il racconto procede, e questo crea sicuramente una leggere suspance che ti fa voglia di continuare a leggere.

Un po’ mi dispiace che il libro non mi sia tanto piaciuto perchè presenta davvero molti spunti interessanti. Perciò secondo me vale la pena dargli una chance, magari voi lo vedete in modo diverso.

Spoiler alert! 10 punti in meno a Grifondoro per chi legge senza aver letto il libro! (se siete Serperverde allora anche se leggete senza aver letto il libro, tranquilli, nessuno si stupirà)

Ok ora possiamo parlare meglio di cosa mi è piaciuto e cosa no:

  • Ruth. Ma quanto è odiosa. Non. La. Sopporto. Veramente. E non riesco a capacitarmi di come gli altri personaggi non si rendano conto di essere manipolati da lei. Kathy forse è l’unica che riesce a capire quanto in realtà sia fragile una volta tolta la corazza, come si sia creata una maschera per mostrarsi sempre decisa. Resta il fatto che non la sopporto.

  • Qualcuno mi può spiegare con che logica Kathy e Tommy si mettono insieme? Ok che c’era del tenero tra loro ma così su due piedi, senza quasi spiegare nulla non si può fare.

  • Quando Miss Emily spiega a Tommy e Kathy la situazione rigurado all’istituto, la galleria, l’inattendibilità delle voci, mi è sembrato tutto molto confuso e vago. Ci sono un po’ rimasta male perchè si giunge a quel punto con tanta ansia, è lo spannung del libro, il culmine della narrazione, ma alla fine quello che Ishiguro racconta non regge tutte le aspettive di partenza e la storia si affloscia. 

E poi ci viene detto che noi giovani siamo ribelli…

  • Questo punto è più una mia riflessione sulla realisticità della storia: mi sembra strano che nessuna di queste persone che è stata creata per donare i propri organi e morire non si ribelli al suo destino. Tutti accettano inerti questa fine senza porsi alcun tipo di domanda. Questo ragionamento non regge soprattutto in virtù del fatto che, come spiega Miss Emily, in altri istituti i ragazzi venivano cresciuti in condizioni molto peggiori; trovo quindi inverosimile l’assenza di ribellioni, o anche solo di proteste, se non negli istituti almeno quando sono ormai adulti. Capisco che esssendo nella situazione in prima persona possano non rendersene conto ma non ci credo che nessuno si sia mai ribellato. Almeno una persona deve averlo fatto.

  • Una scena che invece ho apprezzato tantissimo è quella in cui Kathy balla sulle note di Never Let Me Go (canzone che da il titolo al libro) e Madame la vede e scoppia in lacrime. L’ho trovota molto forte, emozionante.

L’autore: Kazuo Ishiguro

Kazuo Ishiguro

Kazuo Ishiguro è nato a Nagasaki nel 1954 e si è trasferito con la famiglia in Inghilterra nel 1960. Tutti i suoi romanzi sono tradotti in Italia da Einaudi: Un pallido orizzonte di colline, Un artista del mondo fluttuante, Quel che resta del giorno, Gli inconsolabili, Quando eravamo orfani, Non lasciarmi, Il gigante sepolto, Crooner e Klara e il sole. Per Einaudi ha pubblicato anche la raccolta di racconti Notturni. Cinque storie di musica e crepuscolo e La mia sera del ventesimo secolo e altre piccole svolte. Da Quel che resta del giorno (Man Booker Prize 1989) è stato tratto un famoso film con Anthony Hopkins ed Emma Thompson. Nel 2008 il «Times» l’ha incluso fra i 50 più grandi autori britannici dal 1945. Nel 2017 ha vinto il Premio Nobel per la Letteratura.

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Inoltre potete dare un’occhiata a GoodReads, dove potete confrontarvi con le recensioni di altri lettori.

Margaret Atwood ci narra il racconto dell’ancella

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Copertina Il racconto dell'ancella di Margaret Atwood

La pagina del Quaderno Viola protagonista di questo articolo è quella de “Il racconto dell’ancella”, di Margaret Atwood.

Features del libro

TitoloIl racconto dell’ancella
AutoreMargaret Atwood
GenereDistopico
Anno di prima pubblicazione1985
Numero di pagine398

In un mondo devastato dalle radiazioni atomiche, gli Stati Uniti sono divenuti uno Stato totalitario, basato sul controllo del corpo femminile. Difred, la donna che appartiene a Fred, ha solo un compito nella neonata Repubblica di Gilead: garantire una discendenza alla élite dominante. Il regime monoteocratico di questa società del futuro, infatti, è fondato sullo sfruttamento delle cosiddette Ancelle, le uniche donne che dopo la catastrofe sono ancora in grado di procreare. Ma anche lo Stato più repressivo non riesce a schiacciare i desideri e da questo dipenderà la possibilità e, forse, il successo di una ribellione. Mito, metafora e storia si fondono per sferrare una satira energica contro i regimi totalitari. Ma non solo: c’è anche la volontà di colpire, con tagliente ironia, il cuore di una società meschinamente puritana che, dietro il paravento di tabù istituzionali, fonda la sua legge brutale sull’intreccio tra sessualità e politica. Quello che l’Ancella racconta sta in un tempo di là da venire, ma interpella fortemente il presente.

quarta di copertina, ed. ponte alle grazie

Cosa racconta l’ancella?/ Un racconto particolare

L'ancella

“Volevamo rendere il mondo un posto migliore. Migliore non significa mai migliore per tutti, significa sempre peggiore per alcuni.”

Margaret Atwood in Il racconto dell’ancella

Questa è un po’ la premessa di tutti i libri di questo genere: il tentativo iniziale di apportare un cambiamento positivo finisce poi per portare all’istituzione di un regime totalitario. Mi viene in mente per esempio la Fattoria degli animali di Orwell, che è una sorta di allegoria della rivoluzione russa: il governo dei maiali nasce come un modo per ribellarsi al controllo degli uomini e garantire invece l’uguaglianza di tutti gli animali, ma degenera fino a trasformarsi in una dittatura.

La Atwood parte quindi da quello che è il classico preambolo dei distopici ma lo affronta in una sfumatura molto originale: si concentra su quello che è il ruolo della donna in questa società apocalittica, in particolar modo in riferimento alla procreazione, tema indubbiamente molto attuale. Fa quasi ribrezzo il modo in cui trasforma quest’atto, togliendo ogni traccia di dignità alle ancelle, che vengono trattate al pari di un oggetto. In un mondo dove la spontaneità è quasi completamente soppressa però, ciò che questo libro urla è proprio come sia impossibile reprimere gli istinti naturali dell’uomo: la natura vince sempre su tutto.

Lo stile del racconto di Margaret Atwood…

Un’altra cosa che spicca del libro è la scrittura: è veramente appagante leggerlo. La Atwood riesce a tenerti col fiato sospeso in ogni momento, nonostante la narrazione venga spesso interrotta da flashback o soliloqui che seguono i pensieri della protagonista, e ti fa provare un costante bisogno di sapere come la storia va avanti. Mi è molto piaciuto anche come la storia sia raccontata sotto forma di testimonianza diretta della protagonista perché ti permette proprio di entrare nella storia.

Io veramente lo consiglierei a tutti, è uno di quei libri universali, sullo stesso piano se non anche al di sopra di 1984; il perfetto binomio di contenuti importanti e una forma stupenda.

Margaret Atwood

Margaret Atwood è una delle voci più importanti della narrativa e della poesia canadesi. Laureata a Harvard, ha esordito a diciannove anni. Più volte candidata al Premio Nobel perla Letteratura, ha vinto il Booker Prize nel 2000 per L’assassino cieco. Fra i suoi titoli più importanti ricordiamo: L’altra Grace (2008), Il racconto dell’Ancella (2017), Il canto di Penelope (2018), I testamenti (vincitore del Booker Prize 2019), La donna da mangiare (2020), Lesioni personali (2021), e le raccolte di poesie Brevi scene di lupi (2020)e Moltissimo (2021), tutti usciti per Ponte alle Grazie.

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Trovare la propria Strada grazie a Cormac McCarthy

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La Strada, libro distopico dell’autore Cormac McCarthy.

 Cormac McCarthy, La Strada.

Dal Quaderno viola oggi si è scelto di recensire il libro ‘La Strada’, di  Cormac McCarthy. Recensione e commento a cura di Chiara.

“Quando sognerai di un mondo che non è mai esistito o di uno che non esisterà mai e in cui sei di nuovo felice, vorrà dire che ti sei arreso.”

Cormac McCarthy in La strada

Features del libro

TitoloLa strada
AutoreCormac McCarthy
GenereDistopico
Anno di prima pubblicazione2006
Numero di pagine218

Un uomo e un bambino viaggiano attraverso le rovine di un mondo ridotto a cenere in direzione dell’oceano, dove forse i raggi raffreddati di un sole ormai livido cederanno un po’ di tepore e qualche barlume di vita. Trascinano con sé sulla strada tutto ciò che nel nuovo equilibrio delle cose ha ancora valore: un carrello del supermercato con quel po’ di cibo che riescono a rimediare, un telo di plastica per ripararsi dalla pioggia gelida e una pistola con cui difendersi dalle bande di predoni che battono le strade decisi a sopravvivere a ogni costo. E poi il bene più prezioso: se stessi e il loro reciproco amore.

«Guardati intorno, – disse. – Non c’è profeta nella lunga storia della terra a cui questo momento non renda giustizia. Di qualunque forma abbiate parlato, avevate ragione».

Che cosa resta quando non c’è più un dopo perché il dopo è già qui? Generazioni di scienziati, mistici e scrittori hanno offerto in risposta le loro visioni di luce e tenebra. Ci hanno prospettato inferni d’acqua e di fuoco e aldilà celesti, fini irrevocabili e nuove nascite, ci hanno variamente affascinato o repulso, rassicurato o atterrito.

Nell’insuperabile creazione mccarthiana, la post-apocalisse ha il volto realistico di un padre e un figlio in viaggio su un groviglio di strade senza origine e senza meta, dentro una natura ridotta a involucro asciutto, fra le vestigia paurosamente riconoscibili di un mondo svuotato e inutile. Restano dunque, su questa strada, esseri umani condannati alla sopravvivenza, la loro quotidiana ordalia per soddisfare i bisogni insopprimibili e cancellare gli altri, la furia dell’umanità tradita e i residui, impagabili scampoli di piacere dell’essere vivi; restano i cristalli purissimi del sentimento che lega padre e figlio e delle relazioni che i due intessono fra loro e con gli altri, ridotte all’estrema essenza nella ferocia come nella tenerezza.

QUARTA DI COPERTINA, ed: EINAUDI SUPERCORALLI

Vagare senza strade da seguire…

Il distopico è uno dei generi che più apprezzo all’interno del panorama letterario, ma La Strada non è un classico romanzo distopico. Pur essendo ambientato in uno scenario post apocalittico, non viene infatti data importanza alla causa per la quale la Terra ha raggiunto un tale stato di degrado, vi è solo qualche accenno.

Il fulcro, la chiave del libro è piuttosto la storia di un Padre e un Bambino, di cui non ci viene detto il nome, come se la catastrofe li avesse privati pure di quello, come se quel padre o quel bambino potessimo esserlo tutti noi. È la storia del loro rapporto in un mondo in rovina, ridotto ad un cumulo di cenere. Di come si sostengono l’un l’altro, di come vivono per l’altro. E nonostante la scrittura di McCarthy sia estremamente dura, diretta, quasi cruda, si percepiscono, oltre alla drammaticità della situazione, anche tutta la tenerezza e la dolcezza che caratterizzano il loro rapporto.

Un cammino infinito…

Non è un classico romanzo distopico anche in relazione alla trama, che è molto scarna, pressoché inesistente: il libro ruota intorno ad un interminabile cammino, un continuo procedere verso una metà sconosciuta, forse nemmeno reale, con il solo scopo di riuscire a sopravvivere un giorno in più, portandosi dietro i ricordi di una vita passata che sembra ormai essere stata solo un’illusione.

In questo senso mi ha ricordato in parte Il deserto dei tartari di Dino Buzzati. Lì il tema centrale è l’attesa di un evento, a cui il protagonista vota tutta la sua vita, piuttosto che un incessante cammino, ma in entrambi i libri si percepisce forte questo senso quasi di angoscia, di necessità, che la ricerca nella strada e l’attesa nel deserto dei tartari portano con sé. Questo sentirsi come un criceto che continua a correre più velocemente possibile sulla ruota senza però avanzare nemmeno di un millimetro.

Personalmente credo che valga la pena di leggere La strada anche solo per tutte le riflessioni che ti porta naturalmente a fare. Nel caso vi serva un ulteriore incentivo non è da dimenticare che McCarthy con quest’opera ha vinto il Premio Pulitzer 2007.

L’autore: Cormac McCarthy

Di Cormac McCarthy nato nel 1933, Einaudi ha pubblicato: Cavalli selvaggi, Oltre il confine, Città della pianura (raccolti anche nella Trilogia della frontiera), Meridiano di sangue, Il buio fuori, Figlio di Dio, Il guardiano del frutteto, La strada (Premio Pulitzer 2007, da cui è stato tratto il film The Road di John Hillcoat, con Viggo Mortensen e Charlize Theron), Sunset Limited, Suttree e The Counselor. Il procuratore (da cui è stato tratto l’omonimo film di Ridley Scott, con Michael Fassbender, Brad Pitt e Cameron Diaz). Da Non è un paese per vecchi è stato tratto l’omonimo film di Ethan e Joel Coen, con Javier Bardem, Tommy Lee Jones e Josh Brolin.

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